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Paesaggio Giardini Sacri e Paradisi Perduti

Paesaggio Giardini Sacri e Paradisi Perduti

Il biblico Paradiso Terrestre era un giardino recintato e protetto (questo significa Gan) posto in Eden e in esso gli Elohim coltivavano ogni sorta di vegetali. 

Il termine Gan corrisponde all’iranico Pairidaeza, cui segue il greco Paradeisos (Senofonte), da cui deriva il latino Paradisum che sfocia nel nostro Paradiso.

Il significato è sempre lo stesso e cioè un luogo chiuso da una recinzione, naturale o artificiale, che lo protegge.

Il Gan Eden doveva essere una sorta di giardino sperimentale in cui si conduceva la coltivazione di specie commestibili: per motivi di brevità non posso riportare qui le scoperte dei paleobotanici sulla inspiegabile rapidità con cui certe varietà di cereali e di vite si sono presentate alla scena nel territorio compreso tra Azerbaijan e Iraq.

Mauro Biglino

Studioso, Scrittore

In Odissea, libro VII, si descrive lo strano giardino di Alcinoo, il re dei Feaci […]

Dal versetto 110 in poi si narra che fuori dalla sua dimora aveva un Megas Orkatos, un grande giardino, di 4 iugeri (poco più di 10.000 m quadrati) “chiuso e protetto” da una recinzione (Erkos) che lo circondava tutto.

Vi si coltivavano alberi di vario genere, come peri, granati, meli, fichi, ulivi… […]

Il tutto era affiancato da due fonti che fornivano l’acqua per l’irrigazione e per gli uomini.

Tutti questi erano Aglaa Dora, doni belli, mirabili, dei Theoi (il corrispettivo greco di Elohim, Ilanu, Anunna…)

Mauro Biglino

Studioso, Scrittore

Gan Eden Giardini Sacri

Il Territorio di Gan Eden

Paesaggio Giardini Sacri e Paradisi Perduti

Antropizzazione del Territorio

L’Archeologia moderna sta diventando sempre più multidisciplinare. Ci siamo finalmente resi conto che lo studio del passato non può essere effettuato a compartimenti stagni, che ogni attività umana ha concorso a far sì che si creasse una civiltà e tutte le sue espressioni: dall’arte, alla scrittura, dall’architettura alla religione e all’antropologia.

Così, finalmente, siamo arrivati a comprendere il valore dell’antropizzazione del territorio, del complesso rapporto dell’uomo con lo spazio, sia esso giardino, bosco, orto.

Realtà Ancestrale

L’Archeologia del Paesaggio ha consentito una lettura integrata delle attività umane individuando dinamiche sullo sfruttamento dell’ambiente e il rapporto con il paesaggio, nonché tutte le connessioni tra una popolazione ben definita per standard di vita materiale e spirituale, e l’area posseduta o controllata.

Per l’uomo preistorico l’ambiente è una realtà pre-esistente e gli esseri animali e vegetali fanno parte di concezioni ancestrali. La scoperta o, se vogliamo, l’invenzione dell’agricoltura cambia il rapporto dell’uomo con l’ambiente che scopre come lo spazio possa essere pianificato in funzione delle risorse.

Paradiso Terrestre Giardini Sacri

Peter Wenzel, Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre – 1790

Paesaggio Giardini Sacri e Paradisi Perduti

Ma lo spazio non viene visto solo come territorio da sfruttare per esigenze di sopravvivenza.

Nelle culture dei Popoli naturali è forte il concetto di Madre Terra con il riferimento alla Natura e le sue manifestazioni vitali, attraverso i fenomeni del cielo, del suolo, delle acque e del fuoco e delle relazioni esistenti tra l’individuo e il cosmo.

Il mito dell’antica Terra simboleggia l’Eden andato irrimediabilmente perduto che secondo le tradizioni dei Popoli naturali costituisce il simbolo del ritorno al rapporto con la Natura, all’armonia e al benessere che questa può consentire di realizzare.

Dal Bosco al Giardino Sacro

Con l’articolarsi della società, lo spazio sacro diventa sempre più delimitato: dalla sacralità della natura nel suo intero al Bosco Sacro, fino ad arrivare al Giardino Sacro, dove le aree circoscritte e delimitate sono organizzate e la vegetazione è controllata e selezionata.

Gli insediamenti umani trovano in principio il loro spazio laddove si trova una sorgente o un luogo dove raccogliere frutti e erbe spontanee e i confini, tra gruppi, sono sfumati, relativi, inesistenti.
Il concetto di frontiera, pur esistendo punti di demarcazione tra due aree di influenza diverse, non esiste come limite netto.

Con gli Etruschi lo spazio viene delimitato secondo una suddivisione regolata da un valore sacro governato dagli déi. Impadronendosi dell’ambiente l’uomo deve come contropartita deferenza alle divinità che controllano la natura.

 

Tages Etruschi Giardini Sacri

Un contadino che arava un campo nei pressi del fiume Marta, in quel di Tarquinia, vide una zolla sollevarsi dal solco e assumere le sembianze di un fanciullo. Era Tages il bambino che insegnò agli etruschi l’arte di predire il futuro.

Paesaggio Giardini Sacri e Paradisi Perduti

È lungo percorso che porta dall’ambiente al paesaggio umanizzato. Nel periodo Neolitico si arriva a selezionare piante erbacee e arboree che sostituiranno quelle spontanee, cambiando nettamente la fisionomia del paesaggio.

Un recente studio sulla flora della Toscana, rivela l’introduzione nel Neolitico di “piante esotiche” che poi si sono spontaneizzate. Tra queste, il cipresso, i legumi, l’olivo, il nocciolo, alcuni cereali, in un lunghissimo elenco.

L’azione dell’uomo muta l’equilibrio naturale

Lo spazio intorno all’uomo è popolato da forze immanenti che si celano dietro apparenze fenomeniche e l’uomo non ne deve compromettere l’equilibrio naturale né quello sacro.

La percezione di una realtà che viene scardinata dall’influenza delle entità superiori che ne sorreggono e guidano l’equilibrio, stabilì alcuni culti e pratiche religiose e magiche.

L’adorazione di effigi e resti di animali è testimoniata da alcuni ritrovamenti effettuati presso Sorgenti della Nova dove sono stati rinvenuti una statuina in terracotta di un bovino, una mascella di lupo, focolari rituali, buche sigillate, un cerchio di pietre con un frammento di calotta cranica umana accanto ad un cranio di giovane bovino.

Giardino Livia Drusilla Affresco Giardini Sacri

Il Giardino affrescato nella Villa di Livia Drusilla

Paesaggio Giardini Sacri e Paradisi Perduti

Oscuro Macrocosmo

Animali totemici ed elementi fisici che compongono l’ambiente – acqua, terra, grotte, boschi, piante – sono oggetto di culto fin dalla preistoria.

La ritualità religiosa dedicata alle divinità che reggevano il tutto, è il pegno che l’uomo, semplice controparte, doveva alla Natura; la potenza di quest’ultima non consisteva solo in manifestazioni episodiche ma rappresentava l’eternità spazio-temporale in una incerta e multiforme raffigurazione.

Voltumna, la principale divinità etrusca, è di difficile e multiforme rappresentazione e incarnava il principio della trasformazione che attraversa tutta la natura.

In Etruria e per tutto il periodo etrusco, l’oscuro macrocosmo divino manterrà col microcosmo fenomenico dell’ambiente naturale un legame inscindibile.

Brueghel il Vecchio Paradiso Terrestre Giardini Sacri

Brueghel il Vecchio Paradiso Terrestre

Paesaggio Giardini Sacri e Paradisi Perduti

Il Giardino Sacro o l’Eden perduto

Le piante, secondo la tradizione druidica e secondo la moderna paleontologia, sono state le prime forme viventi che hanno popolato la superficie della Terra.

Intimamente connessa con il sentimento del sacro, l’idea del Giardino coincide con l’immagine di un luogo dove celebrare le meraviglie del creato, un luogo in cui gli animali sono mansueti, non aggrediscono l’uomo.

È una consuetudine che perdura nell’immaginario mitologico, come i Giardini persiani che diventano serragli in cui gli animali sono allevati perché segni, simboli e memorie dell’antico Bosco Sacro, non certo per adibirli alla caccia.

Il riferimento a questo Eden si trova anche nel mito druidico della Terra e del rapporto eco-spirituale degli individui verso l’ambiente e tutte le creature che lo abitano.

Una dimensione che si può riconoscere anche nel concetto di Dreamtime degli Aborigeni australiani  per i quali le creature che abitano la Terra del Sogno, con le loro azioni hanno creato le montagne, le foreste, i fiumi.

Il Giardino dei Greci

Presso i greci il giardino è appendice del tempio e dimora degli dei; accanto ai templi appare anche il bosco e un giardino con fiori per il culto e piante da frutta, palme, papiri, pergolati con uva.

Nel giardino è presente una vasca d’acqua e una zona destinata all’allevamento di animali. I giardini greci avevano una geometria ben definita e ogni area era destinata ad eventi che elogiavano grandi battaglie,ricordavano i luoghi dell’Ade.

Nel mitico Orto delle Esperidi erano conservati pomi d’oro e frutti che concedevano l’eterna giovinezza: erano i ricercatissimi agrumi.

Nell’antica Grecia un giardino di mirto era considerato di buon auspicio perché questa pianta era sacra a Demetra, dea del grano e dell’agricoltura.

Il Giardino Incantato di Messer Ansaldo Marie Spartali Stillman Giardini Sacri

Il Giardino Incantato di Messer Ansaldo
Marie Spartali Stillman – 1889

Paesaggio Giardini Sacri e Paradisi Perduti

Teatro Marittimo Villa Adriana Tivoli Giardini Sacri

Teatro Marittimo Villa Adriana Tivoli

Paesaggio Giardini Sacri e Paradisi Perduti

Il Giardino dei Romani

I giardini romani, gli horti, erano un posto di pace e di tranquillità, un rifugio dalla vita urbana, un luogo pieno di significati religiosi e simbolici.

Le tecniche di giardinaggio si ispiravano a quelle egiziane, persiane e greche. Il giardino è il caos in cui l’uomo mette ordine.

I giochi d’acqua erano elementi importanti in un giardino romano ed esprimevano il gusto tipico dei popoli mediterranei.

Predominavano le forme vegetali stabili, gli arbusti a foglia perenni, le piante di lauro e di bosso, le aiuole di mirto, l’acanto, la pervinca e il capelvenere.

Gli alberi favoriti erano i platani, i cipressi, i pini, i lecci ed alti tipi di querce: alberi stabili, sempreverdi e solenni, dove di tanto in tanto potevano emergere le macchie di colore dei fiori, mai predominanti.

Etruscan Corner

Etruscan Corner

Il progetto Etruscan Corner nasce nel 2015 da un’idea di Simona Daya Rivelli, si concretizza grazie alle competenze di Giacomo Mignani, si perfeziona con il lavoro artistico di Livia ed Elena Mignani e con la redazione curata da Francesca Marchi. Un lavoro di squadra che durante il suo percorso ha accolto e favorevolmente gradito la collaborazione di diversi appassionati dell’Etruria e della cultura di questi luoghi
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