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Etruscan Corner Strade Etrusche

Tratto di strada etrusca rinvenuto nel 2004 nei pressi di Capannori (Lu) risalente al 500 a.C.
Morsi equini in bronzo (VIII sec. a.C.).

Strade Etrusche

Inizialmente il grande motore stradale fu il transito di mandrie e greggi che comminavano senza esigenze particolari se non quella del raggiungimento di pascoli abbondanti. Poi, con l’agricoltura, vennero aggiunti dei miglioramenti ai percorsi utilizzati per trasportare ortaggi e granaglie dalle campagne ai villaggi, ma furono miglioramenti modesti perché l’economia era essenzialmente locale, si riduceva al trasporto di gerle, covoni e fascine a dorso d’asino: la concezione di strada rimase limitata all’idea del sentiero, del tratturo e della mulattiera.

Nell’Età del Ferro assistiamo ad una vera rivoluzione tecnologica, soprattutto ad opera degli Etruschi che per primi sfruttarono i giacimenti toscani dell’isola d’Elba. Cambia il corso della storia con l’affermarsi di grandi civiltà di commercianti come Greci, Fenici ed Etruschi e cambia necessariamente la concezione di Via di Comunicazione, i criteri di viaggio e le logiche con cui si costruiscono strade vere e proprie.
Gli Etruschi furono gli inventori delle strade moderne che poi i Romani perfezionarono facendone il proprio simbolo.

Cambia il paesaggio e il modo di attraversarlo. L’aumento dello scambio commerciale tra popolazioni distanti di prodotti agricoli, olio, vino, ceramica e ferro, quest’ultimo materiale molto pesante da trasportare, rende necessario non più il semplice utilizzo di animali da soma ma carri grandi, pesanti ed ingombranti.
I percorsi scelti dai commercianti sono poco accidentati, con pendenze adatte al transito di carovane; le Vie etrusche sono costruite adattando e migliorando i preesistenti tracciati della transumanza e delle mulattiere, a volte aprendo nuovi percorsi dove ponevano Stazioni di Sosta con abbeveratoi, fieno per gli animali, legna da ardere prodotti alimentari per i carovanieri, maniscalchi per ferrare muli e cavalli, carpentieri per riparare i carri. In questo modo le carovane potevano percorrere tratti lunghissimi per raggiungere città e popolazioni sempre più distanti.
Gli Etruschi costruiscono anche basi portuali alla foce dei fiumi per sfruttare commercialmente le vie d’acqua. I commercianti navigatori risalgono con le imbarcazioni i fiumi, sfruttando percorsi stradali lungo il corso del fiume necessari al traino delle imbarcazioni controcorrente. Nei tratti in cui il fiume per sua conformazione non era navigabile si proseguiva su mulattiere per poi riprendere il percorso d’acqua dove diventava di nuovo navigabile.
Questo sistema di viaggio doveva essere molto organizzato perché richiedeva la collaborazione tra barcaioli e mulattieri dislocati in zone diverse del percorso.

Un aumento del commercio richiede strade più sicure e percorsi organizzati. Gli Etruschi furono i primi costruttori di strade vere e proprie, utilizzando le stesse tecnologie con cui costruivano città murate, ponti, dighe e porti.
Altra innovazione apportata dagli Etruschi fu quella di far percorrere alle strade i fondovalle invece dei crinali, senza dubbio più sicuri per i viaggiatori ma inadatti al trasporto di merci tramite carovane fatte di molti animali da soma e carri. Per essere adatte al transito di carri con ruote le strade furono selciate (senza massicciata) utilizzando uno strato di ghiaia lavica posato sul fondo preesistente di terra battuta e compattando il fondo solo nei punti dove non era sufficientemente solido. La tecnica dell’acciottolato (strato di pietre) fu utilizzata solo sulle strade che dovevano essere percorse da carri con ruote, lasciando la terra battuta nei percorsi secondari e pianeggianti. Rupi e costoni sono aggirati anche se generalmente si ritiene che gli Etruschi realizzarono le famose Tagliate, profondi corridoi scavati nella roccia, per far passare la strada.

Le Vie Cave o Tagliate meritano un articolo a parte perché il significato della loro esistenza non è ancora comprovato ma frutto di speculazioni. Possiamo dire che nel sistema viario etrusco non trovano un allocamento logico, anzi lo rendono confuso. Concordiamo con la teoria di  Giovanni Feo, un etruscologo fuori dal coro, secondo cui le Vie Cave avevano una funzione sacra, poste sempre nelle vicinanze di una Necropoli, utilizzate per processioni, riti funebri etc. Niente a che vedere, dunque, con il sistema viario commerciale.

A partire dall’VIII a.C. secolo gli Etruschi pianificano una rete stradale che consente di raggiungere sistematicamente ogni punto del territorio. Le strade sono principalmente carovaniere, non perfettamente dritte come saranno poi quelle romane, ma si adattano alle forme del terreno con tracciati che hanno una pendenza entro limiti costanti del 6-8°% con tratti che arrivano al massimo al 10°%; seguono le forme delle valli individuando punti di interesse fondamentali come transiti fluviali, alture adatte alla fondazione di città, pianure agricole, zone minerarie.
Gli Etruschi si resero conto che il territorio era suddiviso naturalmente dalle vallate degli Appennini, parallele tra loro con andamento da NO a SE, interrotte da valli minori trasversali percorse da tratturi e mulattiere. Per tracciare itinerari più razionali e realizzare una rete viaria che mettesse in comunicazione tutto il territorio, pianificarono tracciati geometrici proprio come suddividevano lo spazio urbano e la bonifica agricola. Gli Etruschi realizzarono un reticolo di strade dove il protagonista è il territorio che deve essere ripartito in modo razionale e dove ogni luogo dove essere messo in contatto.

A fianco delle strade posero muretti a secco laddove si rischiavano smottamenti, scavarono canaletti di scolo delle acque piovane, aggiunsero pietrisco dove erano guadi, pantani o ristagno di acqua piovana.
Non utilizzarono Pietre Miliari per segnare le distanze stradali ma ponevano colonnine di pietra per segnalare i confini di giurisdizione territoriale tra città attribuendo a questi segnacoli un valore sacro condannando a morte chiunque si fosse permesso di spostarli.

Ogni tragitto era suddiviso in Tratte modulari, ciascuna corrispondente a circa sei miglia, pari a 1,5-2 ore di viaggio a piedi uniformato all’andatura degli animali da soma, con l’aggiunta di mezz’ora di sosta per un totale di due ore di tempo per ogni tratta di 9 chilometri di percorso. Questi moduli erano stati concepiti in base alla necessità di far riposare uomini e animali. Ogni punto di sosta, equidistante sei miglia prende il nome di Sestum.
Abitualmente si percorrevano tre tratte al giorno, con due soste intermedie e una sosta serale per cena e pernottamento, con una media di 27 km percorsi ogni giorno.
Il Modulo Etrusco è facilmente riscontrabile nelle distanze tra i paesi e le città dell’Etruria e viene utilizzato anche per l’individuazione di siti archeologici scomparsi, salvo le sovrapposizioni urbanistiche realizzate successivamente dai romani per le soste dei cavalli più lunghe rispetto al quelle per i pedoni.

Lo sviluppo delle attività commerciali portò alla necessità di fondare vere e proprie colonie sugli itinerari stradali, analogamente alle colonie costiere lungo gli itinerari marittimi. L’aumento demografico che inevitabilmente si generò fu gestito tramite il trasferimento periodico di gente che andava a popolare una nuova colonia, una città satellite collegata alla città madre; nasce il sistema di giurisdizione delle Lucumonie e le strade adatte a tenere saldi i collegamenti tra città principali e quelle periferiche.
Gli Etruschi furono i primi a costruire le città murate e fondare colonie lungo percorsi commerciali, formando comunità multietniche dove la popolazione locale si integrava perfettamente con i nuovi arrivati etruschi. Il lavoro dei locali veniva ricambiato con il diritto di abitare all’interno della città murata, più sicura delle campagne aperte. La cultura etrusca era fortemente integratrice pur rimanendo intimamente separata da quella preesistente: i popoli sono uniti da principi di tolleranza, collaborazione e ripartizione di ruoli, pur mantenendo ciascuno con le sue tradizioni e credenze. Questa mancanza di identità di popolo si pensa che sia all’origine dello sfaldamento della civiltà etrusca.

Diversa è la concezione della rete stradale romana dove la città è protagonista del sistema viario perché centro gravitazionale di un territorio, da cui le strade si dipartono a raggiera, dal centro verso la periferia.
Solo a Volsinii (Viterbo) gli Etruschi applicarono il sistema stradale a raggiera forse per rappresentare l’idea di centralità direzionale con cui venivano collegate tutte le comunità circostanti.
Le strade romane dovevano seguire i percorsi più brevi di collegamento fra città ed essere necessariamente rettilinee: i Romani per questo sbancarono monti, scavarono gallerie, costruirono lunghissimi ponti per scavalcare vallate.

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Il progetto Etruscan Corner nasce nel 2015 da un’idea di Simona Daya Rivelli, si concretizza grazie alle competenze di Giacomo Mignani, si perfeziona con il lavoro artistico di Livia ed Elena Mignani e con la redazione curata da Francesca Marchi. Un lavoro di squadra che durante il suo percorso ha accolto e favorevolmente gradito la collaborazione di diversi appassionati dell’Etruria e della cultura di questi luoghi
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