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Il Lago di Vico e i Monti Cimini

Il Lago di Vico è il risultato dell’attività vulcanica del Distretto Vicano iniziata oltre 100.000 anni fa. La calderà si riempì con acque sorgive sotterranee e acque pluviali e il livello originario era tale che il Monte Venere risultava essere completamente circondato dall’acqua.
Secondo la leggenda riportata dallo storico Marco Servio Onorato (IV/V sec. d.C.), il Ciminus lacus sarebbe stato creato da Ercole con un colpo della sua clava. A Palazzo Farnese (Caprarola), nel grande Salone di Ercole, sul soffitto affrescato dai Federico Zuccari, è rappresentata la leggenda della mitica nascita del Lago di Vico. Si narra che Ercole passasse tra i Monti Cimini e, invocato da pastori che lamentavano scarsità d’acqua per le loro greggi, piantasse la sua pesante clava nella terra per poi estrarla facendo sgorgare una grande quantità d’acqua. I pastori, riconoscenti, eressero un tempio in suo onore sul Monte Venere. E’ evidente il significato allegorico della scena: sul palo usato da Ercole è presente il giglio farnesiano, testimonianza delle notevoli opere idriche realizzate dal cardinale Alessandro Farnese, a beneficio della popolazione.
Oggi il lago ha un’area di 12 chilometri quadrati e una profondità massima di 50 metri.
Dal 1982, con la legge regionale L.R. 47, 28.09.82, il lago di Vico e la zona umida circostante sono stati dichiarati Riserva Naturale e come tale tutelata.

Come ogni vicenda che riguarda gli Etruschi anche quella che li lega al Lago di Vico ci viene narrata dagli storici romani.
Il nome cimino deriva probabilmente dal latino cìminus ovvero  foschia, caligine. Infatti, data la presenza del lago e la sua altitudine, si forma facilmente una nebbia che sfuma i contorni del mondo circostante.
La Cimina selva era una foresta inaccessibile che segnò il limite dell’espansione romana in Etruria, fino al 310 a.C. quando il console romano Quinto Fabio Massimo Rulliano riuscì a penetrarla dopo che, davanti alle mura di Sutrium aveva sconfitto le armate etrusche. Queste presero la via verso i Monti Cimini, disarmati e feriti, in cerca di riparo.
La Selva Cimina costituita da castagni, querce e faggi rappresentò per lungo tempo un muro naturale in difesa della pianura della zona viterbese, ricca di insediamenti etruschi. Raggiungere le opulente campagne d’Etruria fu un’impresa memorabile per le legioni romane.
Tito Livio (IX,36-39), il grande storico romano, così la descrive:

Era in quel tempo la Selva Cimino più impraticabile e spaventosa (invia atque orrenda) di quanto non lo siano oggi le foreste della Germania e nessuno fino allora vi era penetrato, neppure i mercanti, né ardiva qualcuno entrarvi.  

Un luogo inespugnabile e terrificante, più di quanto sarebbe apparsa due secoli dopo la Foresta Nera della Germania ai legionari di Giulio Cesare.
Una volta superata la Selva e raggiunta la cima dei Monti Cimini, davanti agli occhi dei legionari romani
apparvero i fertili e ricchi campi dell’Etruria e la pianura popolata di villaggi abitati da gente operosa.
Gli avidi Romani non percepirono la sacralità del luogo, delle sorgenti, di quell’affascinante specchio d’acqua blu scuro circondato dai monti fitti di vegetazione.
La particolare morfologia di questo territorio è una diretta conseguenza dell’antica attività vulcanica di cui rimangono tracce evidenti nelle numerose sorgenti d’acqua sulfurea ad alta temperatura. Gli Etruschi ritenevano queste sorgenti Porte che conducevano al mondo profondo, sede delle divinità sotterranee.
Diversi erano i Santuari intorno al lago, dedicati alle divinità delle acque. Tra questi il più misterioso si trova in Località Arcella, nei pressi di Canepina. Composto da tre grandi massi di roccia vulcanica, diversamente sagomati sono ritenuti altari consacrati a divinità protettrici dei boschi e delle acque.
Il lago, la foresta, i Monti Cimini sono ritenuti inospitali dai conquistatori romani che considerano questi luoghi abitati da spiriti infernali che non gradiscono i nuovi arrivati.
La Selva è andata progressivamente riducendosi sino ad essere limitata, attualmente, alle alture ed ai colli più prossimi al Cimino. La sua distruzione è antica: basti dire che molte navi della flotta romana della prima guerra punica vennero costruite con il legno dei boschi cimini.
Il Rio Vicano, che dal Lago di Vico scende a valle verso il fiume Treja, affluente destro del Tevere, ha la particolarità di essere un corso d’acqua artificiale creato dagli Etruschi, scavando un tunnel nel tufo di circa 100 metri. Nel XVI secolo fu ristrutturato dai Farnese che ne potenziarono la portata, causando l’abbassamento del livello delle acque, mettendo a secco la parte nord della conca dandole la caratteristica forma a ferro di cavallo. Si formarono terreni utili alla coltivazione e la zona acquitrinosa chiamata Pantanacce.

Etruscan Corner

Il progetto Etruscan Corner nasce nel 2015 da un’idea di Simona Daya Rivelli, si concretizza grazie alle competenze di Giacomo Mignani, si perfeziona con il lavoro artistico di Livia ed Elena Mignani e con la redazione curata da Francesca Marchi. Un lavoro di squadra che durante il suo percorso ha accolto e favorevolmente gradito la collaborazione di diversi appassionati dell’Etruria e della cultura di questi luoghi
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