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Musei della Tuscia - Antiquarium di Piansano

Musei della Tuscia 

Antiquarium di Piansano

Musei della Tuscia – Antiquarium di Piansano. Di Daya Rebelde

Oggi voglio parlarvi di uno dei tanti gioiellini nascosti della Tuscia: il piccolo ma interessante Museo di Piansano,  il paese dove abito.

L’Antiquarium si trova all’interno del palazzo comunale, un bellissimo edificio recentemente restaurato,  che ospita i ritrovamenti della nostra zona.

Il pezzo più interessante è il sarcofago in terracotta di un giovane nobile della gens CNEUVA, rinvenuto in località Macchione.

Rinvenuto nel 1961 e databile tra il II e il I secolo a. C., proviene da una piccola necropoli tardo etrusca.

 

Antiquarium di Piansano - Sarcogafo Fittile

Sarcofago Fittile

Antiquarium di Piansano

Questo sarcofago, di produzione tuscanese, è particolare per il processo di lavorazione.

Il sarcofago è di terracotta con figura maschile recumbente (posizione semicoricata). Il coperchio del sarcofago fu recuperato nell’ambito di un sequestro effettuato nel 1961. Acquisito dallo Stato, fu dapprima esposto nella sede della Provincia di Viterbo e in anni recenti restituito al Comune di Piansano, suo territorio di provenienza.

Il coperchio è prodotto in due parti tra loro ricomponibili e raffigura il defunto in posizione semisdraiata su una klìne (letto), appoggiato a un cuscino, nel tipico gesto di chi si appresta a celebrare un banchetto. I tratti fisiognomici della figura appaiono quelli di un uomo in giovane età: mento pronunciato, labbra carnose, gote piene, naso regolare e folti capelli neri e ondulati.

Il defunto indossa un lungo chitone e uno spesso mantello e non presenta particolari attributi, ad eccezione di due anelli con castone portati all’anulare e al mignolo della mano sinistra, sui quali si conservano tracce di colore giallo per rappresentare la preziosità del metallo. Tracce di policromia sono ben visibili anche nelle iridi degli occhi (nero) e su volto, collo, braccia e mani (ocra).

Nel complesso, la figura e i dettagli sono resi da pochi tratti sommari e tipizzati, elementi che consentono di attribuire il sarcofago a botteghe di Tuscania operanti in età tardo-etrusca (II-I secolo a.C.). La cassa di sarcofago collocata al di sotto si compone anch’essa da due parti combacianti. Festoni stilizzati con foglie a rilievo e serpenti ai lati decorano la fronte. L’appartenenza della cassa e del coperchio allo stesso sarcofago è ipotizzabile in considerazione della provenienza dal medesimo contesto funerario (area del Macchione, tomba 1) e delle dimensioni che sembrano accordarsi tra loro. (Cit. : movemagazine.it/archeologia-tuscia-antiquarium-piansano/)

Il Museo ospita inoltre vari reperti di terracotta, tra cui una bacinella usata per lavare i neonati.

I due Specchi Etruschi ritrovati in zona non sono visibili perché uno è finito in Danimarca, dove è esposto e ammirato mentre dovrebbe stare a Piansano, e l’altro è sepolto nei magazzini del Museo Albornoz di Viterbo.

Quest’ultimo è noto come Specchio dei Dioscuri.

Secondo lo storico delle religioni Franz Altheim il culto dei Dioscuri fu introdotto a Roma dall’Etruria, insieme a quello di Giuturna (Uthur per gli Etruschi), divinità arcaica, connessa con le fonti.

I due gemelli figli di Tinia si chiamano per gli Etruschi Kastur e Pultuke. Si trovano rappresentati molto frequentemente su specchi del IV-III sec., e su vasi a figure rosse della stessa epoca, per lo più provenienti dalla zona di Chiusi.

Antiquarium di Piansano - Specchio dei Dioscuri

Specchio dei Dioscuri

Antiquarium di Piansano

Antiquarium di Piansano - Specchio Eos e Memnos

Specchio di Eos e Memnos – Museo Nazionale di Copenaghen

Antiquarium di Piansano

Dal punto di vista iconografico le figure dei Dioscuri sono facilmente identificabili perché appaiono nella consueta nudità o semi nudità eroica, o caratterizzate dal costume frigio.

Lo Specchio di Piansano fu sequestrato nel 1973 dalla Guardia di Finanza perché proveniente da uno scavo clandestino in loc. Fienilessa a Piansano.

E’ in bronzo, databile alla fine del III sec. a.C. ed ha un diametro di poco superiore agli 11 cm. e un’ altezza totale di quasi 22 cm. Sul lato figurato vediamo quel che resta di un’incisione riproducente due uomini in tunica: uno indossa un berretto frigio, l’altro appare in gran parte abraso. 

Inutili i tentativi fatti negli anni per riavere indietro l’interessante reperto. Così vanno le cose nel nostro paese.

Museo di Piansano - Sala Espositiva

Sala Espositiva

Antiquarium di Piansano

Un Immenso Patrimonio Artistico E Culturale Disperso O Sepolto Nei Magazzini Di Altri Musei

Museo di Piansano - Palazzo Comunale

Il Palazzo Comunale di Piansano, sede dell’Antiquarium

Antiquarium di Piansano

Antiquarium di Piansano Torre dell'Orologio

Torre dell’Orologio

Antiquarium di Piansano

Antiquarium di Piansano Panorama

Piansano (Credits: Pro Loco Piansano)

Antiquarium di Piansano

Piansano non è l’unico Paese della Tuscia ad avere un Museo. E non è l’unico paese della Tuscia dove sono stati ritrovati importanti manufatti. Vorremmo chiedere all’esimio Ministro della Cultura Franceschini perché tali reperti devono restare nei sotterranei di altri Musei che, per mancanza di spazio o perché ritenuti poco importanti, non li possono esporre.

Non sarebbe un bene per la cultura e per i nostri paesi della Tuscia se tali reperti tornassero a casa?

Sarebbero motivo di orgoglio per gli abitanti e un sicuro richiamo turistico.

Un esempio è l’Efebo, statua in bronzo risalente al primo periodo imperiale e scoperta a Sutri nel 1912. Conservata nel caveau di Palazzo Massimo a Roma, è tornata a casa grazie all’impegno di privati cittadini, associazioni e amministrazione comunale. Oggi si può ammirare presso il Museo del Patrimonium di Sutri.

E che dire del Museo Civico di Nepi?  La nascita di una prima raccolta di reperti provenienti dal territorio nepesino risale agli anni ’80 del secolo scorso, quando l’amministrazione comunale, su sollecitazione della locale sede dell’Archeoclub, istituì un “deposito per i beni culturali” per conservare i materiali archeologici che minacciavano di essere dispersi o trafugati.

Fino ad arrivare ai giorni nostri: grazie a un paziente lavoro il Museo è riuscito a riavere importanti reperti archeologici provenienti dalle necropoli nepesine e dalla Catacomba di Santa Savinilla.

Dobbiamo impegnarci affinché  pezzi di arte e storia tornino ai loro luoghi d’origine.

Spesso la restituzione viene negata perché i piccoli Comuni non hanno spazi espositivi ritenuti adeguati o “perché fuori dagli itinerari turistici”.

Potremmo aprire un dibattito: perché non dare ai comuni che lo richiedono il giusto sostegno e chi stabilisce quali sono i Percorsi Turistici?

Secondo noi uno degli aspetti importanti è la riappropriazione da parte dei cittadini di un pezzo della loro storia, spesso dimenticata, minimizzata, ritenuta poco interessante da coloro che detengono il “Potere della Conoscenza Accademica”.

Nel nostro piccolo vogliamo contribuire a diffondere e sostenere i piccoli Musei della Tuscia affinché i fruitori degli “Itinerari Turistici” possano conoscere le piccole-grandi eccellenze del nostro territorio, unico e prezioso. Un territorio ancora tutto da scoprire.

(Ringraziamo la Dott.ssa Aura Colelli, Germano De Simoni e Giuseppe Moscatelli per la collaborazione e il materiale fornito)

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