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Altare Rupestre di Acquarossa Etruscan Corner

Altare Rupestre di Acquarossa

Seguendo un percorso che costeggia il fosso di Francalancia, attraversando un boschetto,  ci si imbatte in un enorme masso erratico scavato che, fatte le debite proporzioni, ricorda il famoso altare piramidale di Bomarzo. La pianta rettangolare e la forma che va restringendosi verso l’alto è tipico di altri altari rupestri presenti nella Tuscia, ma questo è molto complesso, con più piani, vasche multiple, squadrate, collegate tra loro tramite canaletti incisi nella roccia. Risulta evidente l’affinità con gli antichissimi altari sacrificali celtici, rinvenuti in alcune zone dell’Italia del Nord, utilizzati dai druidi per i culti del sole, delle sorgenti d’acque medicali, degli alberi, della natura e delle pietre.

Altari per offerte e sacrifici venivano eretti nei pressi di sorgenti, pozzi, fiumi e laghi sacri; sacre erano anche tutte quelle fonti d’acqua dotate di proprietà curative. Quindi tutte le fonti d’acqua erano ritenute o divinità o luoghi in cui risiedevano varie divinità, tra le quali quelle della fertilità o alcune ninfe. Anche le sorgenti idrotermali erano ritenute sacre e curative.

La presenza di questo Altare vicino al ruscello e in prossimità di alcune sorgenti, indica un culto dedicato a una divinità delle acque, mentre il suo orientamento determina il tipo di rito che vi veniva svolto e la regione del cielo occupato dalla divinità a cui era dedicato. In questo caso l’esposizione a est identifica le divinità terrestri e della natura.

Acquarossa è uno di quei siti archeologici che pone più domande di quante risposte poi effettivamente riesca a dare.

Prima fra tutte: perché proprio in questo luogo troviamo anche un insediamento etrusco particolare come l’Acropoli? Riteniamo che la scelta fu dettata più da motivi spirituali che pratici. La profonda relazione che lega gli Etruschi alla natura è molto diversa dalla nostra ed è per questo che, quando visitiamo l’Etruria il nostro non deve essere un approccio di tipo materialistico. Gli Etruschi erano in grado di avvertire le forze della Terra, così come gli uccelli migratori si spostano seguendo le linee magnetiche terrestri. Ogni città, ogni santuario, ogni Necropoli si trova nel luogo dove esistono incroci magnetici che trovano corrispondenza con il cosmo e con le regioni occupate dalle divinità.

Nella zona di Acquarossa sono presenti giacimenti di minerali ferrosi e sappiamo che dove ci sono alte concentrazioni di metalli è lì che si sviluppano le forze magnetiche terrestri.

Chi ha avuto la pazienza di seguirci fin qui alla scoperta dell’Etruria sa che è nostra regola non concentrarci sulle descrizione dettagliata dei monumenti etruschi che di volta in volta visitiamo; questo lavoro lo lasciamo a chi ne sa certamente più di noi. Gli aspetti che preferiamo indagare sono i luoghi, l’atmosfera che vi si respira e ciò che rimane in noi quando ce ne allontaniamo.
Per questo motivo, riteniamo Acquarossa interessante non solo dal punto di vista storico-archeologico ma soprattutto perché è un luogo unico dove poter apprezzare pienamente la sacralità e l’energia tanto cari agli Etruschi.

Gli Altari rupestri sono probabilmente molto più antichi rispetto alla presenza degli Etruschi, forse addirittura preistorici; ma sembra che la datazione di tali reperti non sia tra le priorità degli studiosi; ci si accontenta di rilevare che esistono due correnti di pensiero: la prima che considera questi massi scavati come palmenti o pistarole; la seconda che li attribuisce a culti legati alla Terra e alla Natura.
Sono stati accomunati alle vasche per l’Acqua Lustrale trovate presso i santuari egizi, dove ci si bagnava in onore delle divinità con l’Acqua di Stelle, l’acqua che era stata illuminata dalle stelle durante il novilunio dei Pesci. Altro uso religioso poteva essere quello dei Culti Solenni per il Solstizio d’Estate (notte tra il 23 e il 24 giugno) praticati per la purificazione dei campi e per la nuova vita della terra.

È pressoché accertato che molti di questi monumenti abbiano avuto un reimpiego nel corso dei secoli ma non possiamo fare a meno di constatare come manchi l’interdisciplinarietà nello studio di questi straordinari monumenti rupestri. Manca, soprattutto, lo studio del contesto ove si trovano queste opere la cui collocazione è sempre isolata, spesso in prossimità di alture e torrenti.

Sebbene l’interpretazione dell’ideologia delle società preistoriche sia considerata inopportuna nella ricerca archeologica, per Marija Gimbutas era ovvio che ciascun aspetto della cultura della Vecchia Europa esprimesse un sofisticato simbolismo religioso. Pertanto si dedicò allo studio esaustivo dell’iconografia e del simbolismo del Neolitico al fine di scoprirne i significati sociali e mitologici. Per realizzare ciò fu necessario allargare gli orizzonti dell’archeologia descrittiva al fine di includere linguistica, mitologia, comparazione delle religioni e lo studio storiografico. Lei definì questo approccio interdisciplinare, Archeomitologia

Joan Marler (Archeologa, fondatrice dell’Istituto di Archeomitologia)

Noi propendiamo per la seconda ipotesi, ovvero che si tratta di altari riferiti al culto della Dea Madre che, secondo le teorie dell’archeologa Marija Gimbutas, coprono un periodo tra l’8000 e il 2500 a.C. quando le civiltà dell’Antica Europa erano sostanzialmente pacifiche, gilaniche e dedite ai culti panteisti, per i quali l’Universo e la Natura sono corrispondenti a Dio.
Questo tipo di altare è presente in molte zone d’Italia, oltre ai massi coppellati (secondo alcune tradizioni arcaiche, l’acqua raccolta in piccole coppelle è sacra e curativa); le tipologie rilevate sono principalmente tre (vasca singola, multipla, a letto) ma sono presenti tratti comuni quali la posizione, generalmente isolata e lontana rispetto agli insediamenti umani; gli elementi di rifinitura, come coppelle, canaletti, incisioni etc. Ovviamente, diverso è il tipo di roccia utilizzato che varia secondo la morfologia della zona.

I Romani, gente pratica, hanno condotto una metodica epurazione dell’antica cultura spirituale etrusca e pre – etrusca, mentre le indagini svolte dagli studiosi hanno troppo spesso concentrato l’attenzione più sull’oggetto che sul contesto in cui si trova e di cui è parte integrante. Lo studio della presenza di altari rupestri trovati in luoghi particolari, nei pressi di torrenti e all’interno di boschi, meriterebbe un approccio più articolato.

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Etruscan Corner

Il progetto Etruscan Corner nasce nel 2015 da un’idea di Simona Daya Rivelli, si concretizza grazie alle competenze di Giacomo Mignani, si perfeziona con il lavoro artistico di Livia ed Elena Mignani e con la redazione curata da Francesca Marchi. Un lavoro di squadra che durante il suo percorso ha accolto e favorevolmente gradito la collaborazione di diversi appassionati dell’Etruria e della cultura di questi luoghi
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