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Etruscan Corner Calendimaggio Rito della Rinascita

Calendimaggio Rito della Rinascita

L’antico rito della rinascita della vita e il trauma della rottura del legame sacro tra la Grande Madre Terra e l’uomo moderno

Scrivere del Calendimaggio è scrivere dello stupore e della meraviglia dell’uomo davanti all’esplosione dell’energia vivificante della Natura, che rinasce e si rinnova, nel ciclo eterno del susseguirsi delle stagioni. La data e la ricorrenza del Calendimaggio affondano le loro radici nella notte dei tempi, agli albori della civiltà umana, e sono intrise di significati sacri, divinatori, propiziatori, celebrati nella stagione che per definizione segna il passaggio dalla fine dell’inverno, cioè del freddo e della morte simbolica della natura, alla rinascita della vita e al fuoco vivificante del suo eterno ritorno: la primavera.
I popoli dell’antichità, tra i quali Celti ed Etruschi, vissero in stretto connubio con i ritmi della natura. Infatti, i riti e le celebrazioni ad essa connessa conferivano alla primavera non soltanto il significato di forza vivente e rigeneratrice della natura, ma anche la manifestazione del Mito della Creazione e del rinnovamento cosmico primordiale.
Le celebrazioni e i riti raggiungevano il culmine nella notte compresa tra la fine di aprile e il primo di maggio, sacrifici e preghiere venivano offerte alla Grande Madre, dominatrice del mondo dei vivi e dei morti. Nel corso delle celebrazioni notturne: i riti, le danze e i canti avevano lo scopo di evocare gli spiriti dei defunti per esortarli a proteggere i raccolti e le sementi e invocarne benevolenza, prosperità e abbondanza di messi e raccolti per la comunità e il bestiame. L’arrivo dell’alba e il sorgere del sole vittorioso sulle tenebre, e quindi sulla morte, avviavano i riti per il ritorno degli spiriti dei defunti nel mondo dei morti a simboleggiare la nascita della nuova vita.
Con l’avvento del Cristianesimo il mondo si riempie di demoni e di streghe e con esso il sovvertimento dei simboli e dei significati del Calendimaggio. Coloro che celebravano i riti per pregare e invocare la Grande Madre Terra e gli spiriti benefici dei defunti divennero agenti delle forze del male apportatori di distruzione dei raccolti e dispensatori malattie. La notte tra il 30 aprile e il primo maggio venne tacciata come luogo di incontri malefici tra spiriti infernali, maghi e streghe. Il ritorno della Primavera e quindi il rinnovarsi del ciclo della vita, non divenne più la celebrazione gioiosa del ringraziamento alla Grande Madre Terra dei doni che essa offriva ai popoli, ma la soppressione della tradizione tramandata dalla sapienza delle antiche culture ritenute pagane e delle loro divinità, agli occhi della nuova religione, false. Si manifesta, nel passaggio dal mondo greco-romano a quello medievale, la prima grande rottura del legame che fino a quel momento aveva dato sostanza e significato a tutti popoli del mediterraneo e non solo: l’unione spirituale e devozionale dei popoli con la Grande Madre Terra.
Il radicamento della nuova religione e delle nuove dottrine nella coscienza dei popoli non sarà né breve né indolore. Occorreranno secoli prima che il cattolicesimo riesca a sradicare del tutto gli antichi usi e costumi che si rifacevano all’antica tradizione del Calendimaggio, rivestendolo dei simboli e dei significati conformi alla nuova e imperante religione. Il mese di maggio, il mese delle rose, già nel medioevo veniva accostato al Culto della Madonna per poi essere, dai gesuiti nel XVII secolo, definitivamente consacrato ad essa, rappresentandola come la rosa mistica, e le celebrazioni e i festeggiamenti del Calendimaggio, pur riferendosi all’arrivo della primavera e alla rinascita della natura riconducevano, simbolicamente alla resurrezione di Cristo e alla vittoria della vita sulla morte. A livello popolare si festeggiava con canti e balli la fine delle gelide giornate invernali e si recitavano versi inneggiando all’amore e alla gioia di vivere. Raccontano le cronache che lo stesso S. Francesco d’Assisi, nella sua giovinezza, si cimentava con risultati pregevoli nella composizione di poesie e di canti.
Nei borghi e nelle campagne del medioevo la partecipazione popolare era intensa e molto sentita. Nelle notti del Calendimaggio le rigide regole religiose che cadenzavano la vita quotidiana degli individui e ne imponevano, la sera, il rientro a casa, si interrompevano consentendo alla comunità di restare nelle piazze e nelle strade a cantare, ballare, ad ascoltare menestrelli e bere vino. Malgrado il rivolgimento culturale e religioso operato dalla Chiesa Cattolica dopo la caduta dell’Impero romano, è indubbio che nel Medioevo, nei riti e nelle celebrazioni del Calendimaggio, riecheggiavano le antiche usanze mai sopite nella cultura soprattutto rurale.

L’avvento dell’era moderna, collocata dagli storici con la scoperta dell’America nell’anno 1492, produce un altro rivolgimento culturale e lo sconvolgimento degli assetti sociali in tutte le sue ramificazioni, e sino ad allora costituitisi, in ossequio ai nuovi paradgmi di ragione e scienza. Il diverso modo di guardare il mondo da parte di studiosi e filosofi attraverso la lente del razionalismo logico e della sperimentazione scientifica bollano il medioevo e le antiche culture come le epoche dei miti, delle superstizioni e delle credenze popolari.
Inizia un lento, ma inesorabile processo di disconoscimento di tutto ciò che non sia razionalmente spiegabile e scientificamente verificabile. Il mondo e i fenomeni che lo costituiscono sono sottoposti a leggi e principi logicamente determinati e scientificamente, attraverso operazioni logico-matematiche, misurati e quantificati. Tutto ciò che sfugge alla ragione e alla scienza semplicemente non esiste.
Le tradizioni popolari sono le prime a perdere significato e importanza. Considerate alla stregua di manifestazioni di puro folklore senza nessuna dignità culturale, vengono mantenute vive dalle consuetudini e dai costumi radicati nelle identità culturali dei borghi e delle comunità rurali. L’Illuminismo, la Rivoluzione industriale, il Positivismo e le altre correnti sociologiche che hanno influenzato i fondamenti culturali dell’organizzazione sociale e i modelli di riferimento del XIX e XX secolo hanno avuto come effetto il totale scollamento tra la dimensionale spirituale dell’uomo e dell’occultamento del suo essere parte e manifestazione divina dell’Uno cosmico che tutto contiene e dove ogni singola e infinitesima parte è strettamente collegata all’eterno divenire dei cicli della vita e della morte nel continuo ed incessante rinnovo della vita in tutte le sue forme.
Nelle civiltà antiche, totale era la sottomissione dell’individuo nel suo rapporto con il divino, ben lo sapevano, tra gli altri, gli etruschi che di fronte alle decisioni divine nulla potevano opporre, ma soltanto accettarne la volontà. Gli Etruschi però erano esperti nel prevedere il proprio destino attraverso lo studio e l’interpretazione dei segni, nella loro credenza manifestazione della volontà divina, per esempio: studiando il volo degli uccelli, le interiora degli animali (fegato e intestino), i fulmini, e in ossequio a quanto appreso dai segni inviati,  agivano con atti e comportamenti in modo da non recare loro offesa. Inoltre, di fronte ad un destino ritenuto sfavorevole offrivano sacrifici e celebravano riti propiziatori per chiedere alle divinità, di mutare il destino rivelatosi infausto.
L’Uomo Moderno ha perduto, ahimè, ciò che negli antichi era una certezza e una fede totale: l’appartenenza ad un disegno più grande che li identificava e li connotava dando un senso alla loro esistenza in totale integrazione con la natura. Per questo avevano reso sacra, elevandola a divinità, la Grande Madre Terra.
L’Uomo Moderno, immerso nel suo totale materialismo e ridotto a merce tra le merci, vaga senza meta nel proprio vuoto esistenziale, non ha più nessuna cognizione e nessun sentore di ciò che Madre Terra è e rappresenta. Ridotta a puro oggetto, privo di spirito e di energia, vagante nello spazio vuoto, Madre Terra, è, dall’uomo, continuamente oltraggiata e ferita. Gli effetti traumatici di questa rottura profonda, e apparentemente insanabile, sono sotto gli occhi di tutti. La natura sembra essersi rivolta contro l’uomo e la sua follia devastatrice.  Il rimedio a tanto danno forse c’è, forse siamo ancora in tempo per riparare la distruzione provocata dalla presunzione onnipotente dell’uomo di dominare la natura stravolgendo le sue leggi e i meccanismi che la regolano. Il rimedio consiste nel recuperare lo  spirito, il senso e il significato del Calendimaggio come lo intendevano gli antichi, restituendo a Madre Terra la dignità e della regalità sacra che le compete e che le veniva riconosciuta fino a pochi secoli fa. Soltanto con un atto di sottomissione e di riconoscimento del suo carattere divino potremo, forse, salvare la nostra anima, e nel rispetto della sua dignità e sacralità riacquisire la nostra perduta dignità di uomini.

Salvatore Uroni

Presidente at Baronia di Cerveteri
Salvatore URONI, nato a Palermo, vive a Cerveteri. Forte di passione e sensibilità verso la cultura, organizza e promuove a Cerveteri varie attività culturali. E’ presidente dell’associazione culturale “La Baronia di Cerveteri – Gruppo Danza antica”.
Pubblicazioni:
L’Amore, un cammino smarrito, Casa Editrice Sovera di Roma 2004.
Oltre…illustrato dal pittore Carlo Grechi 2010.
Gioacchino, la statuetta e l’albero fatato. Editrice Aletti 2014.
Salvatore Uroni

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