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Riti Etruschi di Sepoltura

Riti Etruschi di Sepoltura

La morte per gli Etruschi non era considerata come la fine della vita. La morte era un passaggio verso un altro mondo, un altro Regno: il Regno dei Morti. Durante il viaggio attraverso i due mondi il defunto era accompagnato da divinità infernali: Charun che separava l’anima del defunto dal corpo con un colpo di martello, la dea Vanth (che scortava le anime illuminando il passaggio con una torcia), il dio Tuchulcha e gli spiriti di antichi eroi. I riti che accompagnavano il defunto verso il Regno dei Morti iniziavano coinvolgendo la casa e la famiglia la cui attività sociale rimaneva sospesa fino alla definitiva sepoltura; la casa, invece, era contrassegnata all’esterno da una frasca di cipresso che simboleggia l’immortalità e la tranquillità.
Esistevano anche luoghi di comunicazione tra il Mondo dei Vivi e il Mondo dei Morti come le sorgenti solfuree o il mundus, che costituiva la via di collegamento tra il Cielo e la profondità degli inferi.

Cremazione
Nella civiltà Villanoviana era prevalente la pratica della cremazione con la quale si voleva distruggere l’involucro corporeo e conseguentemente ogni legame fisico dell’anima con il mondo dei vivi.
Quando l’anima abbandonava il corpo dell’individuo con l’ultimo respiro, si provvedeva a chiudere gli occhi del defunto poi lo si chiamava per tre volte a gran voce. Accertata la morte si procedeva alla preparazione del corpo seguendo rituali prestabiliti e accompagnando tutta l’operazione con canti funebri e con la combustione di sostanze profumate.
Il corpo era lavato e cosparso di unguenti aromatici, vestito e adagiato sul letto con i piedi rivolti verso l’ingresso. Tutta l’abitazione veniva pulita e spazzata accuratamente per scacciare ogni interferenza negativa. Trascorso il periodo necessario per l’esposizione e il commiato, il corteo funebre accompagnava il defunto fino alla pira, costituita da legni resinosi e odorosi, sopra la quale veniva deposto con il suo letto.
I presenti offrivano gli ultimi doni come cibi, tessuti di lana e di lino, stuoie, unguenti odorosi e fiori.
Uno dei parenti dava fuoco alla catasta. Una volta esaurito il fuoco crematorio si raccoglievano con la massima cura le ossa, le si lavavano con latte o vino e le si deponeva nell’urna. Per placare l’anima del defunto si sacrificava un animale davanti al pozzetto che avrebbe contenuto l’urna con le ceneri.
L’urna cineraria o canopo consiste in un vaso di terracotta con una ciotola che fungeva da coperchio; successivamente, il coperchio venne sostituito con la riproduzione, sempre in  terracotta, del volto del defunto o di una divinità protettrice.

Inumazione
Con l’affermarsi della civiltà etrusca, alla cremazione si sostituisce la tumulazione. È opinione comune che per gli Etruschi fosse importante ricostruire un ambiente familiare e raccolto per il defunto,  per questo furono realizzate tombe che riproducevano la casa. Con il defunto erano inumati molti oggetti come gioielli, abiti, vasi, armi od oggetti di uso familiare come i telai per tessere. Spesso nelle tombe sono state trovate riproduzioni di imbarcazioni o navicelle che avrebbero trasportato l’anima verso il nuovo mondo.
Se consideriamo altre culture che, come quella etrusca, ricostruivano l’ambiente domestico del defunto, scopriamo che ciò si riteneva necessario vista la credenza che il morto avrebbe continuato a vivere nell’Aldilà e per questo era necessario fornirlo di tutto ciò che gli era servito in vita.
L’architettura funebre etrusca segue quella delle Acropoli: inizialmente le abitazioni etrusche erano capanne dalla pianta circolare, così come i tumuli che troviamo in molte zone dell’Etruria e che ospitavano più camere sepolcrali, dedicate ai defunti facenti parte della stessa famiglia.
Ai canopi si sostituiscono i sarcofagi, spesso in terracotta, di fattura molto originale e raffinata. Il coperchio è la parte più evidente ed importante, dove il defunto veniva riprodotto steso sulla klìne (un letto di bronzo ricoperto di stoffe e cuscini utilizzato durante i banchetti) con la moglie, in posizione di perfetta parità. I coniugi sono rappresentati in un momento sereno della loro esistenza e recano simboli che raffigurano la rinascita a nuova vita come, ad esempio, l’uovo: l’anima che dorme all’interno della tomba rompe il guscio per poi apparire in un rinnovato ciclo vitale.
La morte di un nobile vedeva la partecipazione di tutti i concittadini: un lungo corteo procede lentamente dall’abitazione fino alla tomba della famiglia. Sacerdoti, suonatori, parenti, amici recano offerte votive seguendo il carro a quattro ruote che trasporta la salma.

Arrivati alla tomba, precedentemente preparata, si procedeva al rito di sepoltura del defunto. La preghiera, la musica e la danza avevano grande importanza in questa cerimonia; al momento più intensamente religioso, si affiancavano giochi di destrezza, gare atletiche e combattimenti.

Si consuma anche il banchetto funebre la cui abbondanza e raffinatezza variava secondo l’importanza della persona deceduta. La condivisione del cibo rafforzava i legami con gli uomini e le forze divine tanto che le pietanze consumate erano ricche di simbologie: uova, lenticchie, sale. Le continue fumigazioni con incensi e resine profumate servivano a purificare i presenti.
Si procede poi alla chiusura del sepolcro dentro il quale veniva acceso un braciere che, una volta sigillata la tomba, avrebbe consumato tutto l’ossigeno al suo interno, preservandone il contenuto per sempre.
In molte tombe rupestri sono presenti “false porte” la cui presenza è giustificata dalla credenza che il defunto non avrebbe potuto trovare la via d’uscita, tornare ed esercitare malevole influenze sui vivi.
Nove giorni dopo la chiusura del sepolcro veniva effettuato un sacrificio nei pressi della tomba: il sangue è considerato, da molte civiltà, un potente mezzo per richiamare la benevolenza e l’influenza divina.
Dopo questo ultimo atto, tutti i parenti del defunto chiudevano il periodo di lutto e isolamento.
La consuetudine del banchetto e del sacrificio nei pressi della tomba la troviamo anche nei riti funebri celtici secondo i quali il sangue permette alla potenza divina di penetrare nei vivi e la comunanza con i partecipanti era rafforzata dalla condivisione del cibo.

 

 

 

Etruscan Corner

Il progetto Etruscan Corner nasce nel 2015 da un’idea di Simona Daya Rivelli, si concretizza grazie alle competenze di Giacomo Mignani, si perfeziona con il lavoro artistico di Livia ed Elena Mignani e con la redazione curata da Francesca Marchi. Un lavoro di squadra che durante il suo percorso ha accolto e favorevolmente gradito la collaborazione di diversi appassionati dell’Etruria e della cultura di questi luoghi
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