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Ripetizione della Cosmogonia - Etruscan Corner

Ripetizione della Cosmogonia

(estratto dell’intervento di Mircea Eliade dal volume Magia e Civiltà – Ernesto de Martino, Garzanti Ed.)

Nella mentalità primitiva o arcaica, gli oggetti del mondo esterno, come d’altra parte gli atti umani propriamente detti, non hanno un autonomo valore intrinseco. Una pietra sarà sacra per il fatto che la sua forma manifesta una partecipazione ad un determinato simbolo, o ancora perché costituisce una ierofania (la manifestazione del sacro in un albero, una tempesta, una persona che per qualche loro qualità straordinaria il sacro ha scelto come propria dimora), possiede del mana, commemora un’azione mitica, etc.

 

L’oggetto si mostra come ricettacolo di una forza estranea che lo differenzia dal suo ambiente circostante e gli conferisce senso e valore. Una roccia diventa sacra perché la sua esistenza stessa è una ierofania: incomprensibile, invulnerabile è ciò che l’uomo non è. Resiste al tempo, la sua esistenza si carica di eternità. […] sarà impregnata di sacro, di una forza magica o religiosa in virtù della sua forma simbolica o della sua provenienza: pietra folgorale se caduta dal cielo etc. […]
Sarà sacra perché dimora delle anime degli antenati o perché consacrata da un giuramento o da un sacrificio.

 

Le azioni umane, il loro significato, il loro valore non sono legati al loro lato fisico bruto ma alla ripetizione di un atto mitico […] L’uomo arcaico non conosce atto che non sia stato compiuto e vissuto anteriormente da un altro che non era un uomo. Quanto egli fa è già stato fatto. La sua vita è l’ininterrotta ripetizione di gesti inaugurati da altri. […] Il gesto non acquista senso, realtà, che nella misura esclusiva in cui riprende un’azione primordiale.

 

Per le culture Egizie, Mesopotamiche, Zoroastriane la Terra ha un corrispettivo in cielo, […] in particolare il tempio, luogo sacro per eccellenza, ha un prototipo in cielo.  […]
Pure le città hanno il loro prototipo divino. Tutte le città babilonesi avevano i loro archetipi nelle costellazioni: Sippar nel Cancro, Ninive nell’Orsa Maggiore, Assur in Arturo etc.
La stessa teoria la troviamo in India: tutte le città regali Indiane, persino quelle moderne, sono costruite sul modello mitico della Città Celeste dove abitava nell’Età dell’oro il Sovrano Universale.
Così il mondo che ci circonda, nel quale si sente la presenza e le opere dell’uomo […] hanno un archetipo extraterrestre concepito sia come un piano, come una forma, sia in modo puro e semplice come un doppione che esiste precisamente ad un livello superiore.

Ripetizione della Cosmogonia - Cosmogonia Egizia

Ripetizione della Cosmogonia – Cosmogonia Egizia

Ma non tutto nel mondo che ci circonda ha un prototipo di questo genere . per esempio, le regioni desertiche abitate da mostri, i mari sconosciuti etc. non condividono con le città o il nomo egiziano il privilegio di un prototipo […] corrispondono ad un modello mitico ma di altra natura: tutte le regioni selvagge, incolte sono assimilate al Caos, sono ancora parte della modalità informe, indifferenziata prima della Creazione. […] Quando si comincia ad esplorare questi territori del Caos, si compiono dei riti che ripetono l’atto della Creazione: la zona incolta è dapprima cosmizzata, in seguito abitata.[…]

 

L’uomo costruisce secondo un archetipo. Non soltanto la sua città o il suo tempio hanno modelli celesti, ma avviene lo stesso per tutta la regione che egli abita, con i suoi fiumi, i campi etc.
La pianta di Babilonia mostra la città al centro di un vasto territorio circolare contornato dal fiume Amer, esattamente come i Sumeri rappresentavano il Paradiso.
L’insediamento in un territorio nuovo, sconosciuto e incolto, equivale ad un atto di creazione. […] quando i coloni scandinavi prendevano possesso di un territorio non consideravano questo atto né come opera originale né come lavoro umano e profano. Quanto intraprendevano era la ripetizione di un atto primordiale: la trasformazione del Caos in Cosmo mediante l’atto divino della Creazione. Lavorando la terra desertica ripetevano di fatto l’atto degli dèi che organizzavano il Caos dandogli forma e norme.
[…]  si prende possesso di un territorio con l’erezione di un altare dedicato ad un dio. […] I conquistadores spagnoli e portoghesi istallavano una croce […]
I cerimoniali conferiscono forma al Caos  che diventa Cosmo cioè per effetto del rituale gli viene conferita una forma, quindi diventa Reale  e la realtà si manifesta, per una mentalità arcaica, come forza, efficacia, durata. Pertanto il reale per eccellenza è il sacro, perché solo il sacro è in maniera assoluta, agisce efficacemente, crea e fa durare le cose. Gli infiniti gesti di consacrazione  tradiscono l’ossessione per il reale, la sete per il primitivo per l’essere.

 

Parallelamente alla credenza arcaica degli archetipi celesti […] troviamo il prestigio del Centro […] il cui simbolismo architettonico può essere così formulato:

    • La Montagna Sacra dove si incontrano il Cielo e la Terra diventa il Centro del Mondo;
    • Ogni tempio o palazzo, e per estensione ogni città sacra è una Montagna Sacra, che così diviene un Centro;
    • La città o il tempio sacri sono considerati il Punto di Incontro fra cielo, terra e inferno.

(n.d.r) in tutte le culture abbiamo infiniti esempi che attestano quanto fin qui esposto. Non solo, la stessa toponomastica definisce un luogo Centro del Mondo. Gli stessi nomi dei templi testimoniano la loro assimilazione alla Montagna sacra. Ogni città di ogni cultura diventa il Centro del Mondo dove si congiungono il cielo e la terra.

[…] presso i Romani (gli Etruschi) il mundus , cioè il solco che delimitava il luogo dove si sarebbe fondata una città, costituisce il punto di incontro tra le regioni inferiori e il mondo terrestre. […]  il tempio italico è la zona di intersezione dei mondi superiore (divini), terrestre e sotterraneo. […] il Centro è la zona del Sacro per eccellenza, quello della Realtà assoluta. […] e il cammino, il pellegrinaggio per raggiungere il Centro  è una strada difficile […] piena di pericoli, difficoltà, labirinti. […] il cammino è arduo perché di fatto è un rito di passaggio dal profano al sacro, dall’effimero ed illusorio alla realtà e all’eternità, dalla morte alla vita, dall’uomo alla divinità.

Ripetizione della Cosmogonia - Il Globo

Ripetizione della Cosmogonia – Il Globo

[…] L’accesso al Centro equivale ad una consacrazione, ad una nuova esistenza reale, duratura, efficace. […] Ogni creazione ripete l’atto cosmogonico per eccellenza: la creazione del mondo; di conseguenza tutto quanto è fondato, è al Centro del Mondo perché la creazione stessa si è effettua partendo da un Centro.

 

 

In India, prima di posare la prima pietra l’astrologo indica il punto sotto il quale si trova il serpente che sostiene il Mondo. […] per assicurare la realtà e la durata di una costruzione  si ripete il divino atto della creazione del mondo e dell’uomo. […] la validità dell’atto della costruzione è confermata dalla ripetizione dell’atto cosmico, il tempo concreto nel quale si effettua la costruzione viene proiettato nel tempo mitico, quando fu effettuata la fondazione del mondo.
Qualsiasi rituale si sviluppa non solo in uno spazio consacrato, distinto dallo spazio profano, ma anche in un tempo sacro (in illo tempore, ab origine) cioè quando il rituale è stato compiuto per la prima volta da un dio, un eroe, un antenato.
(Cosmologie et alchimie babyloniennes, 1937)

Ripetizione della Cosmogonia - Micrcea Eliade

Mircea Eliade (Bucarest, 13 marzo 1907 – Chicago, 22 aprile 1986) è stato uno storico delle religioni, antropologo, scrittore, filosofo, orientalista, mitografo, saggista e accademico romeno. Uomo di grande cultura, assiduo viaggiatore, parlava e scriveva correntemente otto lingue: romeno, francese, tedesco, italiano, inglese, ebraico, persiano e sanscrito.

« l’essenziale della mia ricerca riguarda l’immagine che l’uomo delle società arcaiche si è fatto di se stesso e del posto che occupa nel cosmo »

Etruscan Corner

Il progetto Etruscan Corner nasce nel 2015 da un’idea di Simona Daya Rivelli, si concretizza grazie alle competenze di Giacomo Mignani, si perfeziona con il lavoro artistico di Livia ed Elena Mignani e con la redazione curata da Francesca Marchi. Un lavoro di squadra che durante il suo percorso ha accolto e favorevolmente gradito la collaborazione di diversi appassionati dell’Etruria e della cultura di questi luoghi
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