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Calendario Etrusco

Calendario Etrusco

Che cos’è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più.

Agostino da Ippona

Le origini del concetto di tempo ci sfuggono completamente e sicuramente l’uomo arcaico si limitava ad osservare lo scorrere del giorno alternato alla notte. Con la trasformazione della società da cacciatori nomadi ad agricoltori e allevatori stanziali, organizzati in gruppi, il concetto del tempo e della sua misura diventa fondamentale per il miglioramento dell’esistenza e per scandire il ritmo delle attività quotidiane.

Dello scorrere del giorno alternato alla notte, l’uomo sicuramente notò che la quantità di ore di luce rispetto alle ore di buio non era la stessa e che variava anche rispetto alle stagioni o periodi dell’anno, concetti questi ancora più complessi.

Gli Etruschi svilupparono un Calendario con la settimana di otto giorni, conosciuta come Ciclo Nundinale e adottata poi dai Romani, intorno al VIII – VII secolo a.C.  Per un certo periodo di tempo i Romani utilizzarono un calendario di due cicli: uno avente settimane di sette giorni e l’altro con settimane di otto giorni. 

Nundinae era il giorno nel quale si teneva il mercato: dopo sette giorni di lavoro nei campi, l’ottavo era dedicato agli affari. Le nundinae sono di certo antichissime, anche se gli storici romani erano discordi riguardo chi le avesse istituite: il re etrusco Servio Tullio, come diceva Lucio Cassio Emina o il fondatore di Roma, Romolo, come affermava Sempronio Tuditano.

Calendario Etrusco Tavola Nundinale

Tavola Nundinale
Calendario Etrusco

Il Calendario di Romolo era composto da 304 giorni (38 X 8) e c’erano circa 61 giorni di inverno che non venivano assegnati ad alcun mese: in pratica, dopo dicembre, si smetteva di contare i giorni per riprendere nuovamente il conteggio al marzo successivo.

Calendario Etrusco I Veda Induisti

I Veda Induisti
Calendario Etrusco

Circa l’origine di questo ciclo, un’ipotesi molto interessante è quella avanzata dal bramino indiano Bal Gangadhar Tilak nel suo libro sui Veda Induisti (antichissima raccolta in sanscrito di testi sacri dei popoli arii che invasero intorno al XX secolo a.C. l’India settentrionale),

La dimora artica nei Veda (1903), secondo il quale il calendario etrusco di dieci mesi sarebbe nato presso una popolazione originaria di una regione nei pressi dell’Artico, dove la notte polare durava due mesi: in questi due mesi il sole non sorgeva e quindi non si sarebbero contati i relativi giorni.

Questa stessa popolazione avrebbe dato origine ai Veda, studiando i quali Tilak giunse a questa conclusione. La «notte dei tempi» diventa qualcosa di tangibile: la lunga notte del Circolo Artico è la morte del sole.

Poco ci resta del computo del tempo secondo gli Etruschi, tranne che la pianificazione cronologica delle feste e delle cerimonie. Il massimo testo rituale etrusco, tramandatoci nella lingua originale, è quello conosciuto come il Lino di Zagabria, un vero e proprio calendario liturgico etrusco che fu utilizzato impropriamente per fasciare una Mummia egiziana.

Calendario Etrusco Lino di Zagabria

Il Lino di Zagabria Calendario Etrusco

Come riportato nel Lino di Zagabria, ogni Santuario e ogni città della Confederazione etrusca aveva le sue feste particolari: tale è appunto il caso del sacni cilfh (santuario di una città non identificabile), al quale fa riferimento il rituale descritto sul Lino di Zagabria. Le celebrazioni annuali del santuario di Voltumna presso Volsinii avevano invece carattere nazionale.

Tra i riti sacri c’era quello della infissione dei chiodi per segnare gli anni (clavi annales) nel tempio della dea Nortia a Volsinii, ricordato a proposito dell’analogo rito del tempio di Giove Capitolino a Roma.

Gli etruschi suddivisero la loro era in dieci saeculum dopo dei quali ci sarebbe stata la fine della civiltà tirrenica, come in realtà fu confermato dalla storia.

Sappiamo che il Calendario Etrusco era il precursore del calendario romano precesareo: probabilmente calcolavano i giorni di ogni mese con le Calende, che è una parola di origine etrusca così come le Idi di metà mese, anch’esse di origine etrusca.

L’anno poteva cominciare come nella Roma arcaica il primo giorno di marzo e finiva con quello di Dicembre, ovvero andava dall’Equinozio di Primavera al Solstizio d’Inverno.

Ci resta testimonianza del nome di dieci mesi del Calendario Sacro:

  • MARTITH (MARTI-TH, VELCITANUS)  = marzo
  • APIRE  (CABREAS, HAPRI) = aprile
  • ANP[ELI]E , AMPELI, AMPNERI = maggio
  • ACALVE = giugno
  • MA[C]VILUTULE = luglio
  • THUCTE (THUC-TE) = agosto.
  • CELI (CELTHIM) = settembre
  • XOSFER = ottobre
  • SHNUIUPH (SNUIAPH ) = novembre
  • MASN (MASAN ) = dicembre

Nel Lino di Zagabria troviamo anche riferimenti alle Stagioni .

L’ Equinozio di Primavera può essere messo in relazione a una data corrispondente al 20 o 21 marzo, riportata come Thesan Tins, l’Aurora di Tinia, la più importante divinità etrusca e Thesan Aiseras Seus (l’Aurora degli Dei Oscuri o dell’oscurità), corrispondente al Punto Invernale, quando il sole sorge esattamente ad est. Per l’Equinozio di Primavera è prescritto anche un rito in onore del genio degli Dei Oscuri, che forse hanno regnato nel periodo tra Gennaio e Marzo.

Anche il Solstizio d’Estate può essere messo in relazione a Tinia. Nel Lino di Zagabria troviamo la data del 18 giugno (acale) con un riferimento a Tinia, il Dio della Luce: “Il 18 giugno per Tinia che è il decimo”; la data precede di pochi giorni il 20/21 giugno, giorno del Solstizio d’Estate.

L’Equinozio d’Autunno, è menzionato il 24 settembre (celi): “Il 24 di settembre vittime sacrificali per Nethuns…” divinità delle acque.

Infine, il Solstizio d’Inverno che troviamo citato: “Il 29 (dicembre) un offerta nel santuario di Ursmnian Uni..”. Nella medesima colonna, troviamo anche menzionato satr (Saturno). Dal momento che i Saturnali a Roma iniziavano il 17 dicembre, possiamo supporre che la colonna numero 12 si riferisca al mese di dicembre. Il 29 dicembre può essere considerata una data solstiziale, dato che viene a cadere solo uno settimana dopo il Solstizio d’Inverno (21/22 Dicembre). I templi di Uni, guarda caso, avevano tutti (a Pyrgi, Civita Castellana e Vulci) un orientamento nord-est/sud-ovest, in direzione appunto del Solstizio d’Inverno.

Le divinità associate  agli equinozi e dai solstizi sono perfette per simboleggiare gli elementi tradizionalmente associati alle stagioni: Thesan, dea dell’aurora, collegata all’aria presiede la Primavera; Tinia, divinità della luce e della vegetazione, collegato al fuoco, presiede l’Estate; Nethuns, che in Etruria era il Dio delle acque, non del mare come il Poseidone greco, presiede l’Autunno ; e infine Uni, la Grande Madre, collegata alla terra, presiede il Solstizio invernale, data connessa alla rinascita del sole.

E’ evidente, per di più che le assi est/ovest (corrispondenti agli equinozi) e nord-est/sud-ovest (corrispondenti ai solstizi) fossero di fondamentale importanza.

Calendario Etrusco Divinità Etrusche Uni

Divinità Etrusche: Uni
Calendario Etrusco

Calendario Etrusco Divinità Etrusche Tinia

Divinità Etrusche: Tinia
Calendario Etrusco

Calendario Etrusco Divisione Volta Celeste

Divisione Volta Celeste
Calendario Etrusco

(Fine prima Parte)

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Il progetto Etruscan Corner nasce nel 2015 da un’idea di Simona Daya Rivelli, si concretizza grazie alle competenze di Giacomo Mignani, si perfeziona con il lavoro artistico di Livia ed Elena Mignani e con la redazione curata da Francesca Marchi. Un lavoro di squadra che durante il suo percorso ha accolto e favorevolmente gradito la collaborazione di diversi appassionati dell’Etruria e della cultura di questi luoghi
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