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Scritto Nella Roccia - Jubbah Arabia Saudita /4

Scritto Nella Roccia 

Jubbah Arabia Saudita /4

Scritto Nella Roccia – Jubbah Arabia Saudita /4​. Di Etruscan Corner

Un luogo dove i millenni sono scolpiti nella roccia.

Jubbah, situato a 90 km a nord della città di Ha’il, è il sito di arte rupestre più famoso dell’Arabia Saudita. Le incisioni che si possono trovare sul Jibal Umm Sinman coprono una vasta gamma di rappresentazioni e un ampio periodo di tempo con alcune incisioni che potrebbero avere 10.000 anni.

Si trovano infatti rappresentazioni umane insieme a bovini, stambecchi, orici, cervi, gazzelle, cavalli, ma anche leoni e struzzi. I cammelli sono probabilmente gli ultimi a popolare sia questa zona che le pareti delle rocce circostanti.

Ma l’arte rupestre non è l’unica traccia lasciata dalla presenza umana a Jubbah.

Infatti alcuni strumenti preistorici rinvenuti nell’area mostrano che era già abitato da esseri umani per decine di migliaia di anni quando il clima era più umido.

Scritto Nella Roccia - Arabia Saudita - Mappa

Arabia Saudita – Mappa

Scritto Nella Roccia Jubbah

Le incisioni più antiche sono una testimonianza di un’epoca in cui i laghi permanenti erano irrigati da piogge regolari, anche ai margini del Nafoud Al-Kebir, il grande deserto.

Si presume che un clima così umido sia durato fino al V millennio a.C.

Jubbah si trova su un’antica strada commerciale carovaniera che collega Dumat Al-Jandal a nord del Nafud Al-Kebir e Ha’il che si trova al suo confine meridionale.

Quando la desertificazione ha dato alla penisola arabica l’attuale aspetto, vale a dire probabilmente 3000 anni fa, l’attività umana non si fermò, anzi aumentò di intensità il commercio dell’incenso trasportato dalle carovane provenienti dall’Arabia meridionale.

Le carovane cariche di merci attraversavano regolarmente i 350 km di dune di sabbia e le oltre 5000 iscrizioni nella lingua dei Thamudeni (una popolazione araba preislamica) testimoniano questo intenso passaggio.

Strumenti Preistorici

Manufatti risalenti a circa 400.000 anni, tra cui asce acheuleane, sono stati trovati a Khal Amishan, alla periferia di Tabuk. Sono considerati i resti archeologici più antichi mai registrati nella penisola arabica.

I reperti dimostrano che le migrazioni si sono ripetute in più fasi, tra 300.000, 200.000, 130.000-75.000 e 55.000 anni fa, quando nella penisola arabica prevaleva un clima temperato.

Scritto Nella Roccia - Parte 4 - Jubbah - Punte Preistoriche

Punte di asce 

Scritto Nella Roccia Jubbah 

Lo strato risalente a 200.000 anni fa ha rivelato strumenti in pietra ma non asce, ritrovate invece negli strati più antichi.

Questi manufatti sono le prime prove di una tecnica di scheggiatura della pietra nota come levalloisiana, una lavorazione unica in termini tecnici che non assomiglia ad altre tecniche comuni nella regione del Mediterraneo orientale.

Secondo lo studio, le caratteristiche culturali della tecnica levalloisiana nel deserto di Nafud sono più vicine alle tecniche proprie dell’Africa.

I resti scheletrici di animali hanno rivelato la presenza di ippopotami e altri bovidi in diversi periodi di tempo. Ciò conferma che nel nord della penisola arabica c’erano ricchi specchi d’acqua e una fitta copertura vegetale, che corrisponde alle condizioni climatiche prevalenti in quel momento nel Nord Africa.

Scritto Nella Roccia - Parte 4 - Jubbah - Paleolaghi

Paleolaghi – Sono state utilizzate tecniche di telerilevamento e GIS per mappare i paleocanali, i paleolaghi e le paludi per determinate regioni che coprono circa il 10% della sua superficie. (Credits: Palaeodeserts Team)

Scritto Nella Roccia Jubbah

Lo studio archeologico di un sito a Jubbah ha dimostrato che lì era presente un grande lago sulle cui sponde sono stati trovati reperti di flora e fauna selvatica.

Con il prosciugamento dei laghi, i cammelli sono diventati essenziali per l’economia degli antenati dei beduini e sono illustrati in abbondanza nei petroglifi accanto a caratteri tamudici e arabi.

Le raffigurazioni di armi da guerra suggeriscono che questo era un paesaggio conteso. Tombe e strutture in pietra sono un’ulteriore testimonianza della ricca storia della regione.

Oggi Jubbah è circondata dal mare di sabbia del deserto di Nafud, una pianura di 16 x 5 km battuta dal vento.

A ovest dell’oasi si trova Jebel um Sanman, o “Montagna delle due gobbe di cammello”. Qui si trovano alcune delle migliori opere d’arte rupestre della penisola arabica.

Jubbah Style

Le immagini neolitiche a Jubbah, come a Shuwaymis, sono profondamente incise nelle pareti rocciose consentendo alle immagini di mostrarsi distintamente in particolari ore del giorno, a seconda della inclinazione del sole. La tecnica originale ha assunto la definizione di Jubbah Style.

I petroglifi di Jubbah includono una varietà di figure maschili e femminili che fanno luce su attività umane, acconciature e vestiti.

Inoltre, lo status sociale è suggerito da alcune grandi figure che indossano ornamenti unici.

Le scene di caccia documentano l’ampia gamma di animali presenti durante la fase umida dell’Olocene, nonché le armi e le strategie impiegate.

Scritto Nella Roccia - Parte 4 - Jubbah - Petroglifi Antropoformi Jubbah Style

Petroglifi Jubbah Style

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Scritto Nella Roccia - Parte 4 - Jubbah - Petroglifo Stambecco

Stambecco (Credits: saudi-archaeology.com)

Scritto Nella Roccia Jubbah

Scritto Nella Roccia - Parte 4 - Jubbah - Petroglifo Caccia

Cani da Caccia (Credits: saudi-archaeology.com)

Scritto Nella Roccia Jubbah

Petroglifi Emblematici

Si discute molto sull’origine dei primi animali domestici e sulla natura della loro introduzione nell’Arabia settentrionale.

Con l’inizio delle condizioni umide, si pensa che i pastori levantini siano penetrati nella penisola arabica per sfruttare i pascoli di nuova costituzione. Resti faunistici scarsamente datati suggeriscono che bovini, pecore e capre furono probabilmente introdotti tra il 6800 e il 6200 a.C.

Questi nomadi pastori cacciavano con arco e frecce e lance. Erano accompagnati anche branchi di cani, evidentemente addestrati, che circondavano la selvaggina durante la caccia.

Jubbah ospita i due petroglifi più emblematici dell’Arabia Saudita.

Il primo è un personaggio che domina un altro più piccolo. La gente del posto dice che sia la rappresentazione di un antico re che distribuisce giustizia.

Il secondo è un carro trainato da due cavalli che è stato per decenni l’unico esempio conosciuto, ma altri simili sono stati successivamente trovati nelle province di Hail e Tabuk.

Nei petroglifi è raffigurato anche lo stambecco con corna enormi, un animale venerato dai primi popoli del Neolitico.

 

Scritto Nella Roccia - Parte 4 - Jubbah - Re con Guerriero

Re Guerriero

Scritto Nella Roccia Jubbah

Scritto Nella Roccia - Parte 4 - Jubbah - Petroglifo Carro

Carro

Scritto Nella Roccia Jubbah

Qattar Cave, Ghouwtah e Shuwaymis

I siti di Qattar Cave e Ghouwtah si trovano leggermente a sud della strada principale in direzione est fuori dalla città di Jubbah su una cupola piramidale.

La grotta di Qattar contiene un grande pannello raffigurante una scena di caccia neolitica. Ghouwtah ha due pannelli principali, molto più antichi, che mostrano un certo numero di specie di animali, oltre agli umani.

La sequenza che emerge dall’analisi delle scene di caccia suddivide l’arte rupestre in un periodo di caccia esclusivo, dove sono spesso raffigurati equidi/cavalli, poi un periodo di pastorizia durante e dopo il quale sono ancora incise scene di caccia allo stambecco, e un periodo successivo di raffigurazioni di cammelli che non hanno alcun collegamento con l’arte rupestre precedente.

 

Scritto Nella Roccia - Parte 4 - Jubbah Ghouwtah Rock

Ghouwtah Rock

Scritto Nella Roccia Jubbah

Scritto Nella Roccia - Parte 4 - Jubbah - Graffiti Tamudici

Graffiti tamudici ad Al-Manjoor (Foto: Florent Egal)

Scritto Nella Roccia Jubbah

Sebbene Shuwaymis non sia famoso per le antiche iscrizioni, ne ospita ancora alcune che attestano la lunga occupazione umana dell’area.

Finora sono stati identificati solo scritti tamudici e nabatei sulle rocce di Rata e Al-Manjoor, il secondo indicando che i viaggiatori stavano passando da Shuwaymis.

L’assenza di scrittura araba tende a dimostrare che Shuwaymis non era più un luogo frequentato durante l’era islamica.

In assenza di date dirette per l’arte rupestre di Shuwaymis, così come per altri siti d’epoca simili nella regione, l’inizio della tradizione dell’incisione non può essere datato.

A Jubbah possiamo seguire la battaglia delle società passate per adattarsi all’ambiente dove i petroglifi registrano la natura dei cambiamenti e i manufatti in pietra mostrano come le antiche popolazioni vivevano in relazione al lago che man mano che si prosciugava.

A Shuwaymis i petroglifi, invece, sono tutto ciò che resta della testimonianza di una società che svanì, lasciando dietro una registrazione incontaminata della sua esistenza che è di una grandezza raramente incontrata altrove nel mondo.

 

Il Regno Saudita ci tiene a far sapere di aver operato in modo deciso al fine di preservare la zona dai vandali e dal naturale degrado del tempo.

Circa 8 km di recinzione in acciaio con cancelli bloccati impediscono l’accesso umano incontrollato a sezioni dell’area centrale al fine di preservare l’integrità delle proprietà.
Jubbah e Shuwaymis sono state così risparmiate da qualsiasi effetto negativo di sviluppo o abbandono, e continuano a mantenere la loro integrità all’interno del paesaggio.

Scritto Nella Roccia - Parte 4 - Jubbah - Fence

Scritto Nella Roccia – Le Oasi dell’ Arabia Saudita

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